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POLITICA
29 gennaio 2009
FORMIGONI: da aspirante leader nazionale a guardiano dei KEBAB
Per chi non l'avesse letto, segnalo questa notiziola sul riformista di oggi (pag. 9), intitolata "FORMIGONI E L'ULTIMA CROCIATA DEI LUMBARD, BASTA KEBAB, NOI MANGIAMO PA' E SALAM".
In sintesi: la Regione Lombardia vuole limitare l'apertura di locali etnici nei centri delle città, con un articolo da inserire nel nuovo piano del Territorio in preparazione. Una nuova legge contro l'apertura (e per la chiusura) dei venditori di kebab nei centri storici dei comuni lombardi.
Il ministro  dell'agricoltura Zaia (Lega Nord) difende questa scelta affermando "Non è una battaglia contro qualcosa o qualcuno ma a difesa del nostro territorio e della nostra agricoltura".
Bene! Non ci resta che aspettare una delibera sul "Pranzo Padano" per i bambini delle scuole e poi potremo dire agli abitanti di Parigi, di New York, di Londra che noi, qui nella libera terra di Padania, siamo riusciti ad impedire che, come da loro, vi sia quella incredibile mescolanza etnica che tanto danno ha fatto alle loro economie!. Ma, ahimè!, zoticoni come sono, non cercheranno nemmeno di comprendere cosa gli diremo...
Certo, per un personaggio politico che aveva serie velleità di succedere a Berlusconi quale leader del centrodestra ritrovarsi ora a discutere su Kebab, ristoranti indiani, cinesi, giapponesi e quant'altro mi pare un finale da commedia all'italiana (li ricordate, quei bei film con Totò, Gassman, Sordi, Manfredi, ecc....?).
Sarebbe ora di porre delle parole chiare su migranti e simili, incominciando a spiegare agli italiani che tornare a trenta anni fa è impossibile e sarebbe comunque deleterio. Già, ma chi è politicamente così fortemente intelligente da farlo?
 Buone cose a tutti.



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permalink | inviato da silvanorissio il 29/1/2009 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
20 aprile 2008
RIVOLUZIONE ELETTORALE 2008, APPUNTI: LA LEGA NORD
19.4.2008: CALDEROLI A MONTEZEMOLO E CONFINDUSTRIA:
«Voglio fare un forte richiamo al senso di responsabilità a Montezemolo e ai sindacati: le condizioni del Paese non consentono regolamenti di conti o scontri senza prigionieri. Ora facciano tutti un esame di coscienza e diano, per la loro parte, un contributo reale alla ricostruzione di un Paese che in tanti, in primis la classe politica e i suoi sodali, hanno contribuito a distruggere». Lo afferma in una nota Roberto Calderoli, coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.
E’ lo stesso Calderoli che andava in televisione con le magliette anti-islam o faceva passeggiate con il maiale in un terreno destinato alla costruzione di una Moschea. Qualcuno l’avrebbe immaginato prima delle elezioni del 13 Aprile?
La Lega Nord si avvia al compimento di un percorso che al suo termine la vedrà divenire un partito territoriale, rappresentativo di comunità locali ben determinate, sul modello CDU Bavarese? Penso di si e in tale prospettiva la conquista della Presidenza della Regione Lombardia (rivendicata con forza da Bossi in queste ore di trattative sulla formazione del nuovo governo) assume un valore strategico importante. La Lega avrà così a capofila delle proprie istanze “territoriali”  la prima Regione Italiana in termini di PIL, cuore del nostro sistema economico-industriale: insomma, un laboratorio politico-amministrativo dal quale combattere la battaglia del partito territoriale del Nord.
La dichiarazione di Calderoli non arriva a caso: oltre ad essere una prima risposta ai ceti operai che l’hanno votata è anche la prova del ruolo di un partito di governo che trova la propria legittimazione in un territorio determinato, del quale tende a rappresentarne tutte le istanze rivendicative nelle sedi decisionali e non solo nelle piazze. Ed è significativo il ruolo che vanno vieppiù assumendo gli amministratori locali leghisti nel lombardo-veneto: presenti sul territorio, raccordati alle sezioni locali della Lega, relativamente giovani (età media 40 anni), essi rappresentano quella classe politica intermedia che in qualsiasi partito politico è fondamentale per assicurarne il rapporto con il territorio, quando invece questa classe è sempre stata il punto debole di Forza Italia, che non è mai riuscita a crearne una. Ma anche nei DS il problema si è posto: non tanto per la sua mancanza, quanto per la sua difficoltà di rinnovarsi se non per cooptazione (e spesso neanche questa ha funzionato), con il risultato di creare circuiti autoreferenziali che in troppi casi hanno impedito di vedere i cambiamenti in corso, salvo accorgersene dopo (v.si la sconfitta alle comunali di Bologna del 1999). Vedremo se i nuovi PDL e PD sapranno darsi una scrollata e mutare direzione...
Certo, continueremo a vedere e sentire dichiarazioni orripilanti da parte della Lega, sono nel suo DNA antistatalista e populista, ma dietro ad esse ci sarà comunque il lavoro di un ceto politico attento a non perdere il proprio raccordo con il territorio che rappresenta, nel tentativo di legittimarsi vieppiù come unico e autentico partito politico capace di rispondere alle esigenze di autogoverno delle varie macro e microcomunità del Nord.
Sbaglierebbe quindi l’opposizione della sinistra riformista se pensasse di combattere l’avanzata leghista solo puntando il dito sdegnato contro comportamenti e dichiarazioni inaccettabili, senza tradurre la propria battaglia su valori e idee in concrete proposte, tali da dimostrare che gli interessi delle microcomunità locali si risolvono con opzioni diverse da quelle della Lega. Insomma: è il nodo degli “Interessi” quello che il nuovo PD deve avere il coraggio di andare a vedere e toccare.
Tutto ciò vale principalmente per il lombardo-veneto, vero cuore leghista. Nelle altre regioni (Piemonte, Liguria, Emilia) alla Lega Nord è mancata sino ad ora la classe politica intermedia; occorre vedere se saprà o avrà l’interesse per formarla. Penso che il problema si ponga essenzialmente per il Piemonte (specie le sue province orientali e il sud cuneese), dove la Lega potrebbe avere un maggiore interesse a cercare di radicare una propria classe politica. In Liguria ed Emilia l’interesse è limitato, lo vedo più a “macchia di leopardo”e legato alle contingenze del momento. In queste due regioni Bossi potrebbe preferire non disperdere le forze e accontentarsi di un voto di opinione, da spendere sul terreno mediatico, concentrando invece le proprie divisioni sulle tre regioni del Nord, e ciò ha una logica per un partito territoriale: Piemonte-Lombardia-Veneto, ovvero MI-TO e il cuore dell’imprenditoria diffusa propria del VENETO e del FRIULI e i loro secolari e organici rapporti con le regioni della mitteleuropa.  Un cocktail esplosivo. Basteranno cinque anni di opposizione al PD per fornire alle popolazioni locali una valida alternativa a tutto ciò?
Certo, questo discorso vale "a bocce ferme". La variabile è la tenuta di Bossi e l'eventuale battaglia per la sua successione, che potrebbe degenerare in una guerra tale da far ripricipitare la Lega Nord indietro di dieci anni. Tuttavia la vedo come ipotesi difficile, dal 1994 in poi tentativi di giocare in casa della Lega non sono mancati, ma sono sempre stati rispediti al mittente (con gli interessi). E oggi questa si è consolidata sul territorio...
Vedremo.

P.S.: Ma Veltroni quanto tempo impiega a dire qualcosa sul discorso di Montezemolo? Capisco che su tutto ci sia il ballottaggio al comune di Roma, ma lasciare il campo a Calderoli...


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permalink | inviato da silvanorissio il 20/4/2008 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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