.
Annunci online

pinocchio
Appunti e commenti sul quotidiano...

CHE TEMPO FA? SCEGLI LA TUA CITTA' Clicca QUI per il meteo regione per regione
7 gennaio 2009
Ancora sui presunti abusi sessuali alla scuola materna di Rignano Flaminio
Si suole dire che “perseverare è diabolico”. Più semplicemente, mi viene da scrivere che perseverare, in molti casi, è simbolo di straordinaria ottusità.
Questo mi sovveniva mentre sui giornali di ieri leggevo la notizia della chiusura delle indagini preliminari da parte dei PM che si occupano dei presunti abusi sessuali, avvenuti ai danni di alcuni bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio.
Indagini chiuse, stando alle notizie apparse, con l’intenzione di richiedere almeno quattro rinvii a giudizio nei confronti di altrettanti indagati. Tradotto: ciò significa che i PM ritengono di avere elementi validi per sostenere l’accusa nel pubblico dibattimento dinanzi al Tribunale.
Sempre stando alle notizie giornalistiche: tali “validi elementi” starebbero nel fatto che alcuni bambini, ascoltati in presenza di psicologi nel corso di audizioni protette, avrebbero fatto dei nomi, associandoli a comportamenti chiaramente delittuosi nei loro confronti.
Ma l’anomalia di questa inchiesta è già stata rilevata e sottolineata in decisioni sia del Tribunale del Riesame (che annullava le carcerazioni disposte dai PM) che della Corte di Cassazione. Pronunce che hanno smontato  la fondatezza dell'indagine condotta dalla Procura di Tivoli: “Il materiale indiziario emergente dagli atti non integra la soglia di gravità richiesta”.
Non solo, ma le dichiarazioni di bimbi inferiori a cinque anni sono di per sè assolutamente inattendibili. Lo dimostra la migliore scienza. A quell’età un bimbo è facilmente suggestionabile, non distingue il reale dalla fantasia. Tutto ciò è stato rilevato con perizia dalle citate decisioni, censurando in maniera severa il modo con il quale si sono condotte le indagini nel caso di specie, dalle quali null’altro è emerso.
Ma, nonostante tutto questo, si è continuato a fare indagini, a disporre perizie e ad ascoltare i bambini attraverso l'incidente probatorio. Questi si sono trovati sottoposti a lunghi interrogatori e alle prevedibili pressioni dei genitori. E tutto ciò in una età (meno di 5 anni) dove occorrerebbe avere grande prudenza nel decidere qualsiasi azione nei loro confronti. Si rischia di cagionare danni ancora maggiori di quelli cui si vorrebbe ovviare.
Par quasi che l’incapacità di distinguere tra reale ed immaginario non sia solo (come è naturale) dei bimbi, ma anche di tutti quegli adulti che hanno dato sfogo alle loro più recondite paure, spesso generate dall’incapacità di comunicazione e socializzazione.
La cosa più terribile è che tutto ciò si sia travasato nel meccanismo di un procedimento penale e qui abbia trovato la totale incapacità dei protagonisti a por fine ad una vicenda che voleva questi bimbi come vittime e alla fine li avrà: molto probabilmente non di abusi sessuali, ma dell’ottusità di un sistema giudiziario ormai in pieno corto circuito.
Questa era un’indagine che dopo il Pronunciamento della Corte di Cassazione doveva finire e semmai altri organi, primi tra tutti quelli scolastici, dovevano metter in moto una seria discussione per comprendere come, nell’Italia del 2000, possano iniziare processi che paiono generati dall’isteria collettiva, propria di altre epoche.
Un’ultima considerazione si impone: pare che la notizia della chiusura delle indagini preliminari (in gergo tecnico: comunicazione dell’avviso ai sensi dell’art. 415bis c.p.p.) gli indagati ed i loro difensori l’abbiano appresa dalle notizie di stampa, pubblicate prima che a loro tale atto fosse formalmente notificato. Indubbiamente, l’ennesimo episodio di malcostume giudiziario e violazione di quel principio garantistico che in anni lontani è stato alla base delle lotte della migliore cultura democratica del Paese.
Anche per tali motivi urge una seria riforma di tutta la Giustizia. Ma questa è un’altra storia.
C’é solo da sperare una cosa: che se processo vi sarà, questo non sia l’ennesima occasione per un processo mediatico stile “caso Cogne-Franzoni”. Spero che almeno questa volta l’Informazione del nostro Paese (sia televisiva che stampata) sappia dare prova di responsabilità e professionalità, rifiutando la facile ricerca del consenso mediatico. Almeno questo, sarebbe un segnale che qualcuno è in grado a ripensare e meditare sulle proprie azioni...
Buone cose a tutti.

ECONOMIA
25 giugno 2008
L'EFFICACE FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA GIUSTIZIA E' UN FATTORE DI CRESCITA ECONOMICA DI UN PAESE
In uno studio presentato nei giorni scorsi preso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Roma Tre il prof. Robert Cooter (Università della California)  ha sostenuto l'esistenza di  una stretta correlazione tra buon funzionamento del sistema giudiziario, rispetto della regola ed efficacia di questa (rule of law) con la crescita economica di un Paese.
In sintesi: tutti i  Paesi ricchi presentano un punteggio elevato nell'indice della  rule of law, mentre dall'altra parte non vi è storicamente alcun esempio di un Paese che abbia raggiunto elevati livelli di sviluppo e di ricchezza senza un sistema giudiziario ben funzionante. L'Italia e la Grecia sono gli unici, tra  quelli sviluppati, ad avere un basso indice di osservanza della rule of law.
Per saperne di più, leggete la bella sintesi effettuata nell'articolo di Giulio Napolitano e Andrea Zoppini sul SOLE 24 Ore del 20/6/08, cliccando qui >>>.

Argomento interessante, al cui confronto quanto stà accadendo in questi giorni nel mondo politico italiano  in tema di giustizia, (scontro Berlusconi-giudici, girotondi, accuse di giustizialismo, leggi ad-personam, esercito nelle strade, ecc. ecc) appare sempre più come un teatrino incapace di affrontare i veri mali del nostro Sistema Giustizia.
Ma ne parleremo in un prossimo post.




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia crescita economica

permalink | inviato da silvanorissio il 25/6/2008 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
3 giugno 2008
TRIBUNALI MILITARI: la difficile strada della loro abolizione
I giornali di oggi riportano la notizia della proroga all'abolizione dei Tribunali Militari e passaggio del personale alla magistratura ordinaria. Era stata prevista dalla finanziaria 2008; in realtà non ne prevedeva l'abolizione completa, ma solo la permanenza di tre sedi (Verona, Roma e Napoli). Già questa era una scelta incomprensibile, se non in termini di compromesso con lobby di vario genere.
La giurisdizione militare separata da quella ordinaria non ha più alcuna ragione di essere da anni e ciò indipendentemente dall'abolizione della leva. Ricordo che se ne parlava già negli anni '80 e una buona occasione sarebbe stata l'introduzione del nuovo codice di procedura penale nel 1989, con successiva riforma anche del codice penale e revisione dei reati militari (la cui formulazione è ferma agli anni '30...), ma le cose andarono diversamente...
Oggi, un sia pur timido tentativo di superare un inutile spreco di uomini, mezzi e denaro (868 milioni di € nel 2008 e 1000 nel 2009) viene rinviato. Rimando all'intervista pubblicata sul Secolo XIX di oggi al ministro ombra del PD per la difesa, sen. Roberta Pinotti (clicca qui).
Come si vede, i proclami non bastano a superare le lobby che fanno dell'Italia il Paese della spesa allegra e inutile.
A quanto pare, anche nel governo Berlusconi ogni ministro ama coltivare il proprio orticello, non è così on.li Brunetta e La Russa?

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia tribunali militari

permalink | inviato da silvanorissio il 3/6/2008 alle 9:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
13 maggio 2008
IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: uso improprio dello strumento penale.
Con grande chiarezza il prof. Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale,  esprime oggi sul SOLE 24ORE le sue perplessità in merito alla creazione di nuove fattispecie penali(cioè nuovi reati) per contrastare l'immigrazione clandestina (e non solo).
L'articolo completo lo trovate sulla rassegna stampa odierna della Camera, cliccando qui.
Mi limito a riportarne la frase conclusiva: "...Insomma lo Stato, che non riesce a impedire l'ingresso nè ad eseguire le espulsioni, non troverebbe di meglio, per rimediare alla impotenza della propria amministrazione, che applicare allo straniero una pena detentiva. Un caso tipico, sembra di poter dire, di uso improprio dello strumento penale".
Parole chiare di chi ha le idee chiare.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giustizia immigrazione

permalink | inviato da silvanorissio il 13/5/2008 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
11 maggio 2008
IL PACCHETTO SICUREZZA DELLA DESTRA: CONFUSIONE TRA PREVENZIONE E REPRESSIONE DEI REATI
Sembra che il governo Berlusconi abbia pronto il nuovo "pacchetto sicurezza" per tranquillizzare gli italiani e risolvere il problema dell'ordine pubblico: al primo consiglio dei ministri sarà approvato l'ennesimo decreto (legge?) che prevede, nell'ordine: nuove fattispecie di reato, aumento delle pene,  più gente in galera.
Mi sorge un dubbio: si tratta di misure  atte a punire il delitto che è già stato compiuto, mentre mi pareva di aver compreso che il problema sicurezza riguardasse la necessità di intervenire prima che questo si compia, con misure preventive, quali un aumento delle forze di polizia "in strada" e quant'altro...
E così, nel Paese senza carceri, dove quelli esistenti sono obsoleti e di nuovi manco a parlarne, nel Paese dove troppi inutili processi ingolfano le aule...il primo atto della Destra al governo sarà quello di  varare misure per mettere più gente in carcere e aumentare il numero dei processi.
Forse qualcuno ha confuso la prevenzione con la repressione: ma tant'è, sul versante opposto alla destra non è che vi fosse una maggiore chiarezza di idee, e allora...vai con il mambo...!
Penso che la confusione aumenterà, e tutto resterà come prima.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giustizia sicurezza

permalink | inviato da silvanorissio il 11/5/2008 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
19 marzo 2008
Appunti sulla campagna elettorale e sui conti in liechtenstein
1) S’AVANZA LA CAMPAGNA ELETTORALE
Negli ultimi giorni più di un commentatore ha rilevato un senso di quiete, quasi di noia, nella campagna elettorale in corso.
I due maggiori contendenti paiono fermi: paura della ripetitività di passate campagne o preparazione delle armi in attesa del gran finale? Ritengo entrambe le cose e ciò a dimostrazione che forse il sistema politico è giunto alla consapevolezza di un punto di non ritorno con l’elettorato, oltre il quale vi è solo disaffezione e deriva populista. Da qui la necessità di calibrare bene ogni passaggio, ogni rito elettorale.
Non penso che PD e PDL  ci riserveranno un mese di “tenue” campagna elettorale.
Il secondo, con Berlusconi, ha già dimostrato nel passato che è proprio sul finire che da il meglio di sè.
Il primo, con Veltroni, ha saputo in partenza evitare l’errore fatale di rincorrere il Cavaliere, costringendo spesso quest’ultimo all’inseguimento: un buon passista, ma sarà dotato anche dello sprint finale? Vedremo.
E poi: a cosa finalizzare l’ultimo miglio di corsa? Dipende da dove gli strateghi dei contendenti riterranno possibile ottenere risultati utili: spostare voti da uno schieramento all’altro o puntare sul motivare i potenziali astensionisti della propria parte ad andare al voto? Quest’ultima è stata la scelta di Berlusconi nel 2001, vincente, specie al Senato, perchè lì il sistema di riparto dei seggi tende a favorire il pareggio. E’ una scelta che si innesta nell’immobilismo che l’elettorato italiano ha dimostrato dopo tangentopoli: due blocchi contrapposti, con scarsi passaggi dall’uno all’altro e vittorie decise dal numero di astensioni in ciascun schieramento.
Se così è, il PD dovrebbe correre gli ultimi giorni per spostare voti. Compito difficile. Troppo breve è il tempo concesso al nuovo partito; come direbbero i francesi: chapeau se ci riesce. La stessa scelta di candidare al Nord imprenditori come Calearo e Colaninno và vista più come capacità in progress di acquisire quella rappresentanza di ceti medi in zone industrializzate del Paese che oggi manca, piuttosto che un immediato ritorno in chiave elettorale (intendendosi con ciò lo spostamento di significative quote di elettorato già da queste elezioni).
Resta la battaglia per il Senato. L’infernale sistema elettorale escogitato nel 2006 consente che minimi spostamenti percentuali  in ciascuna regione possano influire in maniera più che esponenziale nell’attribuzione dei seggi e nella conseguente determinazione della maggioranza che ne uscirà.
E qui si concentra l’incognita dei partiti minori, essenzialmente Sinistra Arcobaleno e Centro di Casini/Pezzotta.
Se è certo che in ciascuna Regione lo schieramento che ottiene la maggioranza relativa prende il 55% dei seggi, non è certo che il rimanente 45% vada al secondo arrivato (che inevitabilmente sarà o il PDL o il PD). Se i partiti minori ottengono il quorum regionale, essi concorrono all’attribuzione dei seggi.
Un esempio: se in Sicilia (26 seggi) il PDL è certo di ottenere la maggioranza e quindi portarsi a casa il 55% dei seggi senatoriali (14 seggi), l’attribuzione di seggi ai partiti minori non è indifferente, poiché se questi non raggiungessero il quorum tutto il restante 45% (12 seggi) andrebbe al PD e in tal modo il vantaggio del vincente verrebbe ridotto a soli 2 seggi. Analogo discorso si può fare per le Regioni dove il PD è sicuro di prevalere (se volete divertirvi, sul sito del Senato trovate la tabella con i seggi ripartiti per regione). Se a questo aggiungiamo che in alcune Regioni vi è incertezza sullo schieramento maggioritario, possiamo delineare un quadro che inevitabilmente vedrà i due maggiori contendenti, negli ultimi giorni di campagna elettorale, orientati a motivare al voto utile (quindi a loro) gli indecisi e potenziali astensionisti della propria area.
Come si vede, l’Italia è ancora lontana dall’essere una compiuta democrazia dove parti anche consistente di elettorato si spostano da destra a sinistra e viceversa a seconda del giudizio che danno sull’operato del governo precedente, sul programma degli schieramenti in campo e sulla credibilità dei candidati. Spostamenti che sono poi l’indice di società  dinamiche, in grado di muoversi e cercare risposte ai problemi nuovi che inevitabilmente insorgono.
Il nostro Paese è  caratterizzato da un alto tasso di staticità e inamovibilità, che non riguarda solo la classe politica: questa è l’Italia, nata e cresciuta in un sistema a “democrazia bloccata”, perchè la principale forza di opposizione (il PCI) non poteva assumere ruoli di governo nel periodo della guerra fredda. L’uscita da 50 anni di “democrazia bloccata” non è facile.  Ricordiamo tutti cosa è significato il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978.
Qualcosa si è mosso, certo, ma è ancora poco. Molto dipenderà dalla reale volontà dei protagonisti politici di farsi carico dell’innovazione necessaria al Paese, “sporcandosi le mani” nel concreto della società, dove a tutt’oggi troppe disuguaglianze rappresentano il brodo di cultura dell’immobilismo e delle rendite di posizione.

************
2) CONTI IN LIECHTENSTEIN
Ieri il Corriere della Sera e oggi tutti gli altri media hanno iniziato a snocciolare nomi di presunti titolari di conti correnti nelle banche del Liechtenstein. La cosa è delicata, poiché non necessariamente essere titolari di conti esteri equivale a commettere reati; la situazione giuridica è molto più complicata e non a caso il ministero del Tesoro ha tenuto la lista dei nomi (fornitagli dalle autorità tedesche) ben riservata, lasciando che solo gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate la vagliassero ed iniziassero i necessari accertamenti, con quella nota di riserbo che è anche garanzia di serietà delle indagini (e posso assicurare che l’Agenzia delle Entrate dispone di ottimi ispettori fiscali, veri e propri mastini...).
Questo sino a quando tale lista è rimasta di patrimonio esclusivo del Ministero del Tesoro. Ma nei giorni scorsi la Procura di Roma (se non erro) ha disposto il sequestro di tale lista presso l’Agenzia delle Entrate. Ed ecco che, stranamente, subito dopo incomincia il balletto dei nomi. Un nuovo processo mediatico stà per iniziare.
Ma qualcuno prima o poi mi spiegherà cosa c’entra tutto ciò con l’idea di Giustizia che è propria della nostra Costituzione?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. elezioni giustizia lichtenstein

permalink | inviato da silvanorissio il 19/3/2008 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
22 febbraio 2008
GIUSTIZIA: se non si hanno idee chiare qualsiasi misura è dannosa. Alcune considerazioni dopo il caso di pedofilia di Agrigento e l’omicidio di Garlasco.
GIUSTIZIA 1
In questi giorni giorni i media hanno trattato parecchio del caso di pedofilia di Agrigento: una persona già condannata in primo grado per violenza sessuale su minori, ma libero per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare, commette analogo reato di violenza su altro minore.
Seguono le solite polemiche e dichiarazioni, che vertono sempre sui medesimi temi: malfunzionamento della giustizia, pene solo virtuali ma mai scontate, introduzione anche in Italia della cd “castrazione chimica”, ecc.
Nulla di nuovo in queste polemiche. E qui sta’ il problema.
Che vi sia un malfunzionamento della giustizia, ormai è cosa nota e certa. Meno noto e certo è che da anni si naviga a vista, senza una idea guida precisa. Le soluzioni vi sarebbero ai tanti problemi che sorgono, ma occorre prima sapere quale Giustizia vogliamo, che modello riteniamo più funzionale per il nostro Paese. Scelta una strada, il percorso si può fare in tempi relativamente brevi.
Negli ultimi vent’anni invece si sono fatte scelte di politica della Giustizia troppe volte l’una in contrasto con l’altra: l’esempio che mi viene in mente per descrivere la situazione è quello dell’equipaggio di un veliero che, incapace di decidere la direzione, lascia la prua voltarsi a seconda della direzione dei venti, per poi accorgersi troppo tardi di andare nell’occhio di una tempesta...Chissà perchè, ma mi viene anche in mente il bel libro di Buzzati, “Il deserto dei tartari”...

GIUSTIZIA 2
Leggo la seguente notizia sul sito dell’ansa:
“(ANSA) - MILANO, 18 FEB - Nessun filmato o foto di natura pedopornografica e' stato trovato nelle copie dei due hard disk di Alberto Stasi consegnati alla difesa. Lo sostiene la difesa del giovane universitario in una consulenza tecnica informatica depositata al pm nel corso dell'inchiesta parallela a quella dell'omicidio di Chiara Poggi. Nella consulenza si rileva che nelle ore dell'omicidio Stasi stava lavorando sulla tesi di laurea.”
La notizia è quasi nascosta, come nella maggior parte dei quotidiani.
Mi vengono in mente i titoli di qualche mese fa, quando si dava per scontato sia il ritrovamento di immagini pedopornografiche che il movente dell’omicidio.
La realtà è che nel caso è ancora in corso una indagine, tutto il materiale raccolto dagli inquirenti è allo stato magmatico, utile traccia per proseguire ma inutile per condannare. Questo vale anche per la difesa.
Cito questo episodio perchè mi introduce una considerazione: ormai nei media il “processo” è diventato solo quello che in realtà è la fase delle indagini svolte dal Pubblico Ministero, che tecnicamente si chiama “indagini preliminari” e, come dice il nome, avrebbe lo scopo di consentire la raccolta del materiale sulla base di una “ipotesi di accusa”. Solo dall’esame complessivo di tutto il materiale raccolto il PM dovrà decidere se l’ipotesi di accusa regge e in tal caso formalizzarla con la richiesta di rinvio a giudizio, che in parole povere significa sottoporre il materiale raccolto al vaglio di un Tribunale, composto da uno o più Giudici a seconda del tipo di reato per cui si procede.
Disamina da compiere “nel contraddittorio” con la difesa: questo significa non solo presenza necessaria della difesa, ma giudizio del Tribunale svolto attraverso una valutazione complessiva e unitaria sia del materiale raccolto dal PM nella fase delle indagini preliminari che di quello raccolto e proposto dalla difesa.
Questo è il processo accusatorio: eventuali contraddizioni tra elementi proposti dall’accusa ed elementi proposti dalla difesa vanno risolti dal Giudice nell’ambito di una loro disamina unitaria e complessiva. Solo tale modo di procedere crea una circuito reale di garanzia e controllo sull’operato della Giustizia penale.
Orbene, tutto ciò è ormai completamento perso nei resoconti che i media fanno dei principali fatti di cronaca giudiziaria. Tutto si ferma alla fase delle indagini preliminari: si presentano i risultati di tale fase come sicuri e certi, dimenticando che, per sua natura, i dati raccolti in questa fase sono spesso incerti, contraddittori, carenti.
Nel caso dell’omicidio di Garlasco: una prima notizia uscita mesi fa (come? da chi? perché?) dava per certo sia che il pc di Stasi non era stato utilizzato nelle ore dell’omicidio  sia il ritrovamento di immagini pedopornografiche sullo stesso. Oggi esce una seconda notizia, di segno opposto e contrario, ma poiché nel frattempo l’interesse sul caso è scemato e si sono imposti altri fatti di cronaca, questa è relegata in poche righe di pagine interne.
Siccome in entrambi i casi si tratterebbe di valutazioni compiute da tecnici, esperti di informatica, tutte e due vanno teoricamente poste sul medesimo piano. Spetta al Tribunale, nel pieno del contraddittorio, risolvere la questione. Ma nella realtà così non è stato per i media. La prima notizia ha avuto il peso prevalente, tanto da assumere certezza di prova accusatoria.
La conclusione è una: nella realtà vige oggi un “processo mediatico”, con regole e modalità proprie. E’ questo un frutto della società dell’informazione, il problema si presenta in tutti i Paesi occidentali. Tuttavia ritengo che vi sia una anomalia italiana: lo stato di crisi e delegittimazione del “servizio Giustizia”, unitamente ad un pluralismo incerto dell’informazione, determina che il “processo mediatico” sia uno dei fattori di autoalimentazione di quei sentimenti di incertezza, insicurezza, antistatalismo denunciati da molti analisti della situazione italiana.
Come uscirne: una delle cure, ma non l’unica, è provare ad avere le idee chiare in tema di Giustizia ed Informazione, e farle marciare con convinzione.
Buone cose a tutti.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia garlasco pedofilia media

permalink | inviato da silvanorissio il 22/2/2008 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 gennaio 2008
Caso Mastella: i dubbi di un magistrato
Il Senato è impegnato nella discussione sul voto di fiducia al Governo Prodi. Non voglio aggiungere nulla a quanto è già stato scritto da varie parti; segnalo per tutti il commento di Gianni Cuperlo sul suo Blog.
Mi interessa invece riportare il bel commento di un magistrato alla vicenda dell'arresto della moglie  di Mastella, pubblicato sul sito di radio carcere e sull'inserto che ogni mercoledì viene ospitato da "il Riformista"

"Il Magistrato: serve misura e responsabilità"
di Francesco Bretone

 Pubblichiamo la mail inviata dal dottor Francesco Bretone alla mailing list del Movimento per la Giustizia, con l’autorizzazione dell’autore.

Sarò franco. L'arresto della moglie del ministro della Giustizia è una storia che non mi piace per due ragioni.
La prima, che è stata disposta da un magistrato che si è dichiarato incompetente per territorio. Non basta trincerarsi dietro l'art. 27 c.p.p., bisogna comprendere che la nostra azione ha a volte, come in questo caso, effetti devastanti e bisogna non solo essere, ma apparire al di sopra di ogni sospetto.

Allora io mi chiedo quali ragioni di urgenza hanno indotto i colleghi ad adottare una misura cautelare nei confronti di una persona incensurata per una tentata concussione, moglie del ministro della giustizia, senza avere la possibilità di investire l'Autorità Giudiziaria competente? Il messaggio, che è passato tra i cittadini, è che una piccola Procura e un piccolo Tribunale di un paese, che la maggior parte delle persone neanche sa dove sta, si sono permesse di attaccare direttamente - senza essere competenti - il ministro della giustizia e sua moglie. Ci dobbiamo preoccupare di ciò oppure no? Io credo di sì perchè non bisogna essere al di sopra di ogni sospetto (e sicuramente i colleghi lo sono) ma apparire tali.

La seconda ragione. La performance del procuratore di Santa Maria Capua Vetere, che prima convoca una conferenza stampa e poi si rifiuta di rispondere alle domande con il teatrino che ne è conseguito, ha avuto effetti deleteri sulla nostra immagine (e voi vi preoccupate di Cossiga che ormai nessuno sta più a sentire! La vogliamo vedere la trave che sta nel nostro occhio; le parole di Mastella sono eversive, ma quanto contribuisce la nostra azione a svilire la stessa magistratura e a mettere a rischio il sistema democratico?).

Questa storia non può non ricordarmi la vicenda del Re Vittorio Emanuele, arrestato dalla Procura e dal Gip di Potenza dove non ha mai messo piede, caricato su una macchina e trasportato alla sua età per mille Km nel carcere di Potenza per essere interrogato da un magistrato incompetente territorialmente. E che fine ha fatto quella indagine? Archiviata dalla Procura competente, non ricordo quale.

Prima del codice e delle norme occorre misura, senso di equilibrio, responsabilità perchè anche attraverso la nostra azione passa la tenuta del sistema democratico e quell'ANM, sempre tirata per la giacchetta, dovrebbe solo dire che noi siamo 8000 - 9000 e ognuno risponde solo delle proprie azioni. Se un magistrato sbaglia pagherà, ma non è giusto chiamare in causa sempre l'intera magistratura.
Ho riletto la mia e-mail,  e sembrerà che voto per l'UDEUR e che simpatizzo per la monarchia. Chi mi conosce sa che nulla è più falso, sono soprattutto un amante della libertà e della democrazia e chi ha studiato la storia sa quanto ogni sistema democratico si poggia su equilibri delicati. Noi con la nostra azione siamo in grado di spostare questi equilibri e questo è fonte di orgoglio per il nostro importante lavoro, ma anche di enorme responsabilità.

                                                                           Francesco Bretone è P.M. a Bari "

Condivido in pieno il ragionamento. Per ora non aggiungo nulla. Tornerò nei prossimi giorni sul tema.
P.S.: nel frattempo è finito il dibattito al Senato sulla fiducia a Prodi. Inizia la votazione...


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia

permalink | inviato da silvanorissio il 24/1/2008 alle 20:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 gennaio 2008
Telefonare in tribunale? Impossibile, anzi vietato!
Questa sarebbe divertente se non riguardasse un servizio essenziale dello Stato: la Giustizia.
Dunque, il fatto è il seguente: stamani avevo urgenza di contattare telefonicamente un ufficio del Tribunale di Novara.Compongo il numero telefonico del centralino e mi risponde il Comune della stessa città. La gentile operatrice mi dice che il centralino è unico e che, per disposizioni della Presidenza del Tribunale, questi ultimi uffici sono raggiungibili telefonicamente solo dalle ore 12,30 alle ore 13,30.
Io insisto, affermo che è urgente. La risposta è lapidaria: prima di tale orario possono passare solo le telefonate provenienti da Enti e Istituzioni (aggiungo io: e noi avvocati evidentemente non lo siamo e i Tribunali li frequentiamo davvero poco, poi, per quanto riguarda il semplice cittadino...questi è noto che abbia bisogno di un intermediario per telefonare in certi uffici...sic!).
Una cosa sola posso fare: inviare un fax (!?). Peccato che sia in auto, distante sia da Novara che dal mio ufficio e in corsa per raggiungere un altro Tribunale sperduto nella provincia piemontese. Ed è ovviamente colpa solo mia se non viaggio portandomi appresso, oltre al pc, anche stampante e fax (ma poi... io volevo comunicare verbalmente per avere una informazione urgente e non mandare un documento...).
Tutto normale? Certo, è da TRE ANNI che al Tribunale di Novara le cose funzionano così!
Buona fortuna a tutti
.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Tribunale giustizia

permalink | inviato da silvanorissio il 21/1/2008 alle 15:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 dicembre 2007
Giudici di Pace: come ti riapro le vecchie Preture...
Stamani sono stato in udienza dal Giudice di Pace di Bra.
Mentre attendevo il mio turno, pensavo: circa 15 anni fa, con l'abolizione delle Preture e l'istituzione di un unico ufficio dl Tribunale, si era riusciti a chiudere alcune (poche per la verità, ma era già qualcosa) sedi di Pretura che di fatto erano prive di giustificazione.
La cosa paradossale è che, qualche anno dopo, con l'istituzione del Giudice di Pace, proprio alcune di quelle sedi sono state riaperte come sede del Giudice di Pace!
Un esempio: in Valle d'Aosta la Pretura di Donnas (comune di 2600 abitanti a 52 Km da Aosta e 26 Km da Ivrea, entrambe sede di Tribunale) era stata chiusa e tutto concentrato ad Aosta; oggi la sede, collocata in un edificio fatiscente, è riaperta: le udienze sono tenute dai Giudici di Pace di Aosta, che vi si trasferiscono settimanalmente; il personale di cancelleria (3 o 4) è stabile a Donnas, con annessi strumenti da ufficio (fotocopiatrici, stampanti, pc, ecc) e relativi costi...
In Piemonte, stessa situazione per Chieri: la pretura era stata chiusa, ma con l'avvento dei Giudici di Pace si è pensato bene di riaprire tale sede.
E gli esempi potrebbero continuare....
Per il comune di Bra invece, che è anche sede di sezione distaccata del Tribunale di Alba (distanza tra le due città: 17 Km!), non si era riusciti a sopprimere  nulla!
Quale giustificazione fu data a tali riaperture di sedi che si era riusciti a chiudere (a volte anche faticosamente...)? La demagogia del Giudice diffuso, vicino alla gente!
Chi frequenta le aule di giustizia tutti i giorni sa che non è così: gli Uffici più funzionali dei Giudici di Pace, dove si sono formate anche buone competenze specifiche, sono quelli delle grandi città, con più giudici, divisi in sezioni a seconda della competenza, coordinati e gestiti da un magistrato togato.
Ricordo infatti che il Giudice di Pace è onorario, non è un togato, cioè non è un giudice di professione, con tutti i problemi del caso, poiché gli sono state date competenze che richiedono conoscenze giuridiche specifiche, ma questo è un altro discorso...
Sono questi i pensieri che mi venivano stamani, so che sono poca cosa, ma  mi è parso utile scriverne,  piccola testimonianza della confusione che regna nel  Servizio Giustizia in Italia!.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia preture giudici di pace sedi

permalink | inviato da silvanorissio il 13/12/2007 alle 19:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte