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POLITICA
1 febbraio 2009
SETTIMO TORINESE, un comune della cintura torinese...
Pubblico di seguito integralmente l’intervento fatto Venerdì 30/1 dal sindaco di SettimoTorinese, Aldo Corgiat, in occasione della visita in città del segretario del PD Valter Veltroni.

“Ringraziamo Valter Veltroni per esser qui nella nostra città.
E’ un grande onore innanzitutto e un’opportunità. Ma è soprattutto la dimostrazione che il partito democratico con il suo Segretario vuole stare in mezzo la gente.
Un applauso e un grazie quindi a Valter Veltroni.

Fatemi collocare simbolicamente ad oggi l’inizio della campagna elettorale che ci porterà al rinnovo del nostro consiglio comunale il 6 e il 7 giugno.
Due parole per presentare la nostra città.

Settimo Torinese è una città di lavoratori, una città che ha festeggiato, nel 2008, i 50 anni dal riconoscimento del titolo di città rilasciato dall’allora Presidente della Repubblica Gronchi.
50 anni ci separano da quel boom economico che per Settimo ha voluto dire l’insediamento delle grandi fabbriche. PIRELLI, ma anche FACIS, OREAL, LAVAZZA, FARMITALIA Carlo Erba, acciaierie Lucchini, Cravetto e Ferrero solo per citare i marchi più noti e famosi.
In quegli anni Settimo era considerata, ed era, una città dormitorio dove in pochi anni la popolazione triplicò da 15 a 45 mila abitanti.
Una città con molte emergenze, dove si lavorava in casa a fare penne: tutta la famiglia bambini compresi. Dove si andava a scuola su due turni.
Settimo era una città dove metà popolazione andava fuori alle 5 e l’altra metà rincasava alle 11 dopo i turni di lavoro.
Nonostante questo siamo riusciti a volergli bene, a dargli un’identità.
A costruire una comunità piena di iniziative.

Gabriele Vacis, registra, nostro concittadino, è riuscito a farci un film su questa storia. L’ha chiamato “uno scampolo di paradiso”.
Un film che è stato presentato due mesi fa al Torino Film Festival, e che parte dalla constatazione che Settimo, in questi 50 anni non è diventata una banlieu, una periferia degradata.

Nella nostra città si sta realizzando il più importante investimento industriale oggi attivo in Italia. La Pirelli ha ritirato l’altra settimana i permessi per costruire il nuovo modernissimo impianto industriale che riunificherà i due precedenti stabilimenti realizzati negli anni 50. Oltre 170 milioni di euro di investimento in industria e in ricerca sono una buona notizia.
Stiamo completando il più grande parco dell’area metropolitana torinese collegando la Mandria di Venaria con il parco fluviale del PO.
Nelle prossime settimane avremo le prime anticipazioni di una trasformazione territoriale che abbiamo chiamato Laguna verde per le sue caratteristiche di recupero ambientale su circa un milione di metri quadri con il coinvolgimento dei più grandi nomi dell’architettura internazionale.

Siamo consapevoli che questi episodi non bastano a rassicurare migliaia di persone già oggi coinvolte nella grande crisi che ha investito il mondo. Sono centinaia i lavoratori messi in queste settimane in cassa integrazione, centinaia le famiglie con un reddito dimezzato che già prima faticavano a vivere.

Siamo preoccupati, ma anche convinti che la buona politica può fare molto per risalire la china, per difendere davvero gli interessi dei lavoratori e dei cittadini.

Abbiamo bisogno di una nuova economia che sappia impegnare risorse e investimenti sull’energia rinnovabile e sull’ambiente, sulla qualità delle nostre città e dei servizi, sui trasporti e sull’educazione.
Una nuova economia che guardi lontano, al benessere delle future generazioni e non a rientri del capitale a breve e a brevissimo periodo (per forza di cose fortemente speculativi e portatori di squilibrii enormi).

Vogliamo una politica che nei momenti di bisogno sappia mettersi d’accordo, che si divida sulle soluzioni e non su chi la spara più grossa.
Abbiamo bisogno di una politica che ritorni ad avere il senso delle responsabilità, della moderazione e dell’esempio, che non calpesti i diritti fondamentali delle persone. Una politica che sappia ridiventare autorevole, fermare i fondamentalismi, le derive demagogiche, le scorciatoie che tanto danno hanno già provocato all’Italia.

Abbiamo bisogno di un nuovo inizio, e passatemi il termine, anche di un nuovo ordine fatto di legalità, di tolleranza, di esempi positivi, di diritti ma anche di doveri.

Una buona politica ci può dare molto.

Grazie Veltroni, vogliamo darti, nel nostro piccolo, coraggio e sostegno al tuo nuovo viaggio nelle città d’Italia.
Vogliamo testimoniarti la nostra fiducia a te e al progetto del Partito Democratico quale grande forza di buona politica a sostegno dei lavoratori e dei cittadini italiani.”


POLITICA
2 dicembre 2008
PD del Nord? A proposito dell’intervista di Chiamparino sull’Unità del 2/12/08.
Il punto di forza del ragionamento di Chiamparino mi pare sia l’idea di contrastare la Lega sul suo territorio, ma con un sistema di valori diverso, opposto al loro. Forse insistere sul diverso sistema di valori è la chiave per evitare di scimmiottare quell’essere “partito territoriale” che è proprio della Lega e che come tale pone in secondo piano i problemi di compatibilità nazionale che invece sussistono per gli altri partiti, consentendogli una spiccata rapidità nel posizionarsi sui temi di attualità.
Del resto il nostro Paese non è mai stato abituato ad avere tra gli attori politici un “partito territoriale”, come invece altrove (v.si post del 20/4/08).
Quest’ultimo è anche uno (ma non il solo) dei motivi per cui la vera natura di “partito territoriale” della Lega non sia stata ancora del tutto compresa all’interno della sinistra riformista e non.
Ben venga quindi la riapertura del dibattito sul TERRITORIO quale elemento essenziale all’affermazione di un soggetto politico. Poiché questo mi pare un tema alquanto dimenticato dal PD s’in dalla sua nascita e gli anni di opposizione che si paventano dinanzi  a questa nuova forza politica penso debbano servire per risolvere tale questione.
Quindi, non solo parole...



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POLITICA
30 aprile 2008
Partito Democratico?
Da leggere il commento dell'on. Gianni Cuperlo sul PD del dopo elezioni, questo il link:

http://giannicuperlo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1890791


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14 gennaio 2008
APPELLO SU LAICITA', NUOVO CIVISMO E VALORE DELLA PERSONA
Volevo scrivere alcune considerazioni sugli infortuni sul lavoro. Ma le rimando al prossimo post.
Questo voglio utilizzarlo per segnalare l'iniziativa di un gruppo di persone, che hanno pubblicato e diffuso un manifesto che riporto qui di seguito:


APPELLO "LAICITA', NUOVO CIVISMO E VALORE DELLA PERSONA"
11 gennaio 2008
Si discute molto di laicità, diritti civili e temi ‘eticamente sensibili’. Lo si fa sui giornali, con saggi, nelle istituzioni, nei partiti. Lo fanno le religioni. Lo fa la Chiesa cattolica. E ovviamente la politica. Dico, Cus, testamento biologico, fecondazione assistita, interruzione volontaria della gravidanza, rispetto dell’orientamento sessuale e lotta all’omofobia, il grande capitolo della convivenza: da mesi sono alcuni temi del confronto politico e pubblico. Per molte ragioni è una discussione inevitabile. Quegli argomenti, infatti, alludono a domande di “senso” fondamentali per la democrazia e per l’autonomia della politica. Per classi dirigenti che sentano l’onere di contribuire a una nuova etica pubblica. Questa discussione ovviamente accompagna, e per certi versi scandisce, la nascita del Partito Democratico. Ne interroga scelte e cultura politica. Pensiamo sia una riflessione strategica per l’avvenire del progetto. E però scorgiamo una sovrapposizione di concetti che ci preoccupa. Il punto è che si scambia di frequente la richiesta di legittimi diritti civili per tematiche etiche. L’effetto è che l’estensione arbitraria, o comunque non sufficientemente argomentata, della sfera eticamente sensibile rende più confusa la discussione e la ricerca di un approdo condiviso anche dentro il centrosinistra. A questa difficoltà se ne somma una seconda legata al processo costituente del Partito Democratico. La riassumiamo così. Quale dev’essere, o può ragionevolmente diventare, l’equilibrio tra il pluralismo delle posizioni interne al nuovo partito e la scelta dei principi costitutivi che definiscono oggi la cultura politica delle Democratiche e dei Democratici? Su questo piano manifestiamo la nostra inquietudine. Guardiamo ad esempio con qualche timore a posizioni, certamente minoritarie nel Pd e nella società italiana, che restituiscono all’omosessualità una patente di malattia da curare, concetto abbandonato da tutte le democrazie occidentali anche in seguito alla chiara affermazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Più in generale viviamo come un limite la difficoltà del nuovo partito di elaborare sul terreno della cittadinanza, dei diritti e delle responsabilità del singolo, una chiave indispensabile della propria identità. Il che non equivale all’imposizione di un unico punto di vista su questioni complesse, ma esige appunto un chiarimento sul significato di termini decisivi per il vocabolario e l’azione del Pd, e dunque per la sua idea di progresso e modernità. Ne indichiamo alcuni. I diritti umani e civili. Il valore della persona, la sua libertà e responsabilità. L’autonomia femminile. L’indipendenza e il principio di precauzione della scienza, l’autonomia dei pazienti nella scelta delle terapie come indicato dalla Costituzione. La cittadinanza piena e il contrasto a ogni forma di discriminazione, sia essa di origine etnica, di genere, di appartenenza religiosa o culturale, di orientamento sessuale. Crediamo che questi temi siano determinanti per la crescita civile ed economica dell’Italia e sentiamo il dovere di alimentare questa discussione nel processo costituente del nuovo partito. Intendiamo farlo nel rispetto delle regole che il nuovo statuto definirà. Decideremo insieme se si tratterà di un forum, di un associazione o di altro. Ma è comunque sulla base di un’esigenza di confronto, approfondimento e chiarezza che abbiamo deciso di promuovere un primo seminario su questi temi e sul percorso da avviare nelle prossime settimane.


Primi firmatari
Barbara Pollastrini, Salvatore Veca, Miriam Mafai, Albertina Soliani, Sergio Staino, Alessandra Kustermann, Gianni Cuperlo, Bianca Beccalli, Carmen Leccardi, Furio Colombo, Ignazio Marino, Carlo Feltrinelli, Andrea Benedino, Valerio Zanone, Stefano Ceccanti, Fabrizio Onida, Francesca Zajczyk, Graziella Pagano, Franca Bimbi, Emilia De Biasi, Ivana Bartoletti, Cini Boeri, Marilena Adamo, Moni Ovadia, Stefano Boeri, Guido Calvi, Luigi Manconi, Tobia Zevi, Mercedes Bresso, Luciano Pizzetti, Salvatore Bragantini, Sergio Lo Giudice, Carlo Fontana, Giovanna Martano, Franca Chiaromonte, Sesa Amici, Stefano Fassina, Michele Rotondo, Marina Calloni, Magda Negri, Maria Fortuna Incostante, Fulvio Tessitore, Elio Matassi, Eva Cantarella, Ferruccio Capelli, Marilisa D’Amico, Carmelo Meazza, Paola Concia, Walter Tocci, Romana Bianchi, Fausto Raciti, Lidia Ravera, Agostino Fragai, Giovanna Borrello, Vittorio Sgaramella, Stefano Passigli, Daria Colombo, Khaled Fouad Allam, Brunella Celli, Alfonsina Rinaldi, Giovanna Rosa, Silvana Giuffrè, Manuela Ghizzoni, Marcella Marcelli, Bianca Gabrielli, Luigi Duse, Tiziana Agostini, Pina Fasciani, Vitantonio Ripoli, Rosanna Abbà, Sara Paladini, Valeria Ajovalasit, Massimiliano Panarari, Roberto Speranza, Antonio Ricci, Matteo Cazzulani, Stefano Draghi, Lucia Codurelli, Cinzia Fontana, Delia Murer, Rosa D’Amelio, Anna Palma Gasparrini, Gabriella Ercolini, Giovanni Colombo, Gianni Pittella, Roberto Cuillo, Susy Esposito, Anna Rossomando, Carole Beebe Tarantelli, Susanna Cenni, Ada Cremagnani, Rosalba Benzoni, Ada Lucia De Cesaris, Francesco Rossi, Eugenio Marino.

Mi sembra importante che tra i firmatari vi siano credenti e non credenti. E' ora di discutere seriamente di questi temi, solo in tal modo sarà possibile rimandare al mittente strumentalizzazioni e ideologismi che hanno altri fini.
Cosa è la laicità? a me piace questa definizione: "rispetto del pluralismo e della autonomia dei cittadini nelle scelte che riguardano la loro vita e la loro morte". E a voi?
Per saperne di più sull'appello e iniziative conseguenti, andate al blog www.laicitaecivismo.it
Buone cose.


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permalink | inviato da silvanorissio il 14/1/2008 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 gennaio 2008
ATTO DI FEDE DI FRANCESCHINI? Al PD servono atti politici chiari e in fretta.
Anno nuovo, vita vecchia.
Franceschini interviene sulla legge elettorale riproponendo il sistema francese. Sembra parli del sistema elettorale, ma in realtà leggendo bene l’intervista a La Repubblica del 2/1 u.s. ci accorgiamo che parla di Riforme Istituzionali (forma di governo, scelta del premier, nomina dei ministri, ecc.) e alla fine chiude il tutto con un inciso sulla legge elettorale:

“E quale sarebbe il sistema elettorale adatto per questa riforma istituzionale?
"L'abbiamo detto più volte che l'ideale sarebbe il sistema francese nella sua interezza. Però non siamo obbligati ad importare in blocco quel modello. Credo che anche un sistema proporzionale con uno sbarramento almeno al cinque per cento, come quello a cui stiamo lavorando, magari aiuterebbe il Paese a fare un passo avanti".
     Ieri sera, al TG1 delle 20, Franceschini ha spiegato la sua “uscita” alla stregua di un atto di fede: “noi abbiamo sempre ritenuto che il sistema francese fosse il migliore ed è normale che lo si ricordi”. Già, pare tutto logico: ma un politico deve fare atti di fede o atti politici per raggiungere un obiettivo? Per me la risposta è ovvia. E allora ci spieghi la sua uscita senza richiamarsi ad atti di fede, dicendoci perchè politicamente ha ritenuto di dover rimescolare nuovamente insieme discussione sulla riforma elettorale e sulle riforme istituzionali, con l’ovvia confusione che ne nasce.
    Ma l’obiettivo del PD non è quello di portare chiarezza nel bizantino panorama della politica italiana? Ai tanti elettori e militanti che in questi mesi si sono riconosciuti nel progetto politico del PD vogliamo dare un orizzonte politico con il sole o un oscuro porto delle nebbie, dove per districarsi occorre prima frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts?
    Se vi sono opzioni politiche diverse, queste siano chiare e non occultate da “atti di fede”. E’ quello che serve per fare ripartire una seria cultura riformista di sinistra che aspiri a governare bene e lungamente l’Italia.
Buona fortuna.

    

 

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1 gennaio 2008
Dal messaggio di Napolitano: i rischi delle paure
Dal messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano:

    “...Ma quel che più conta, perché ciascuno possa fare la sua parte, è liberarsi dalle paure che non fanno ragionare e dai particolarismi che non fanno decidere.
La paura può far dimenticare i limiti e i diritti da rispettare nell’azione che va condotta a tutela della sicurezza dei cittadini; la paura può far degenerare la fondata richiesta dell’osservanza della legge e delle regole da parte degli immigrati in minaccia inammissibile di violazione della libertà di culto per tutte le confessioni religiose e della dignità di quanti, provenienti da paesi lontani e vicini, operano nel nostro paese soddisfacendone esigenze e domande concrete.
Paure irragionevoli e particolarismi, politici o localistici, emergono in troppi casi: impedendo, ad esempio, la soluzione del sempre più allarmante problema dei rifiuti in Campania, con grave danno per le condizioni e per l’immagine di una città e di una regione nelle quali invece non mancano energie positive, realtà nuove e iniziative di qualità.
Essere esigenti verso noi stessi significa impegnarci a dare prove effettive di senso civico, dalle più semplici alle più impegnative...”.

    Poche parole, ma efficaci. Rifletta quella classe politica che cerca facile consenso nella paura della gente, ma anche quel mondo dell’informazione che troppo spesso nasconde sotto il vessillo della libertà di cronaca superficialità e “cattiva” gestione dei fatti, chiudendo in tal modo un circuito mediatico i cui effetti sono riassunti con sintetica e cruda efficacia dalle parole del Presidente.
    Anche qui ritorna però un tema: solo una politica forte, sicura dei propri progetti, può rompere tale circolo vizioso.
    E allora due domande: una al “popolo” del PD, l’altra al “popolo” del centrodestra.
    Ai primi: una forza politica nuova come il PD può assumere tra i suoi compiti anche questo? Se si, come?
    Ai secondi: il centrodestra in Italia deve continuare a vivere nella forbice tra antistatalismo individualista e populista proprio della cultura politica di Berlusconi e statalismo corporativistico tipico della destra sociale o deve trovare una cultura nuova alla luce delle novità del XXI secolo?
Al 2008 dare qualche risposta (forse...).
Buon anno a tutti.

POLITICA
21 dicembre 2007
Il PD e la drôle de guerre...
Dunque, riassumiamo la settimana politica: Ritiro del decreto sicurezza, incertezza nel dibattito sulla nuova legge elettorale, discussione tra "laici" e "cattolici" sulle "questioni eticamente sensibili", ennesime intercettazioni telefoniche pubblicate, questione Alitalia, infortuni sul lavoro, approvazione della finanziaria con il solito voto di fiducia (e reprimenda del Presidente della Repubblica).
Questi i temi che hanno occupato l'attività del nostro mondo politico e ai quali tutti i quotidiani hanno dedicato grande spazio.
L'impressione è che in nessuna di queste questioni vi sia realmente il segnale di una inversione di rotta, ma la continuazione della guerra di posizione in atto nel mondo politico. Il risultato è la continua trasmissione di una immagine di scontro politico incapace di produrre decisioni e sollevare  passioni.
Una ventata era arrivata dalla nascita del PD, ma la strada è lunga.
Il “progetto PD” era ed è l’unica vera novità apparsa nell’anno che volge al termine: superare i partiti politici sorti sulla base dei cambiamenti sociali avvenuti nell’ultima parte dell’800 e nei primi anni del ‘900 e costruire un partito politico che prenda a fondamenta i mutamenti avvenuti nell’ultimo quarto del secolo scorso e nel primo decennio dell’attuale.
Che questo possa farsi senza difficoltà, solo gli ingenui lo credono. Tuttavia penso sia compito della classe costituente trasformare ostacoli, polemiche, malumori, tranelli e quant’altro in forza propulsiva capace di generare passioni ed entusiami.
Questo è il punto, questa la difficoltà attuale del percorso di costruzione del PD: anch’esso vittima di quella guerra di posizione che sempre più ricorda la drôle de guerre,  in attesa che qualcuno prima o poi aggiri la linea Maginot... 
Già, ma chi sarà il primo a farlo? E in quale direzione? Il Paese è stanco, signori costituenti del PD, per favore fate in fretta e, soprattutto, parlate con chiarezza, non nascondete le differenze nelle trincee, ma affrontatele.
Buone cose.



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permalink | inviato da silvanorissio il 21/12/2007 alle 20:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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