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POLITICA
6 dicembre 2008
Di nuovo la "Questione Morale"...
C’è una questione che mi lascia perplesso: la “Questione Morale” esce calendarizzata sui quotidiani in base alle notizie su indagini avviate dalle Procure.
Se non vi sono notizie di indagini non se ne parla.
Eppure penso che dovrebbero essere cose distinte.
Anzitutto, dovremo metterci d’accordo su cosa si intende dire con il termine “Questione Morale”. Io penso che dovrebbe riguardare il problema dell’etica quale valore nell’azione dei pubblici amministratori eletti con voto popolare.
Le indagine svolte dalle Procure sono altra cosa: dal punto di vista teorico e scolastico si tratta di indagini svolte sulla base di notizie di reato pervenute alle Procure (e non da queste ricercate); compito di queste ultime è verificare se sono state realizzate figure “tipiche” di reato, cioè previste preventivamente ed in astratto dal legislatore. Se la Procura ritiene che il materiale raccolto possa avvalorare tale ipotesi, lo sottopone al vaglio di un Giudice nel contraddittorio con la persona “imputata”, che a sua volta potrà sottoporre al Giudice altro materiale a sostegno della propria tesi. Il Giudice decide, dopo un procedimento (il Processo) scandito da regole poste per garantirne sia l’imparzialità che il diritto delle parti di agire in propria difesa.
Questo è il Processo penale in uno Stato di Diritto. In Teoria.
Se così è, si comprende come vi possa essere una “Questione Morale” senza esservi illecito penale e viceversa. Si tratta di canali diversi.
Tuttavia in Italia non è più così, da troppo tempo ormai.
Processo Penale e “Questione Morale” si sono intrecciate e confuse, al punto che oggi pare rivoluzionario ed innovativo affermare quello che una volta era il primo concetto appreso da uno studente universitario alle prese con lo studio del processo, sia civile che penale: il Processo serve a ricostruire la verità processuale, cioè quella che risulta in base all’applicazione delle regole di presentazione, interpretazione e valutazione dei fatti presentati al Giudizio del Giudice, ovvero interpretazione e valutazione della prova fornita. Altra cosa la verità storica.
Oggi nessuno ricorda più tale fondamentale distinzione.
Non solo: il Processo, così come appare sui media, è solo l’indagine avviata dalla Procura. La fase del dibattimento, cioè della sottoposizione al Giudice del materiale raccolto, non esiste, sparita.
Debbo osservare che questo è un fenomeno tipicamente nostrano. In altri Paesi le notizie di indagine escono solitamente quando queste giungono al momento del vaglio del Giudice, nel rispetto del principio del contraddittorio.
Pongo una domanda: quante delle indagini di ogni genere e tipo che vengono quotidianamente strombazzate in prima pagina dai media giungono poi al termine del Processo con la piena conferma della tesi accusatoria? Sarebbe materia di una interessante analisi statistica, chissà che prima o poi qualcuno non ci pensi.
Come avvocato, troppo spesso ho visto ipotesi nate come certe divenire poi altro nel corso del Processo: ciò non è negativo, fa parte delle regole processuali.
Per venire all’attualità: Le inchieste condotte dalle Procure ed oggi strombazzate dai media reggeranno tutte al vaglio di un processo?
E siamo proprio sicuri che un caso concretante un reato concreti necessariamente anche un episodio di “Questione Morale”? O, viceversa, un caso non concretante reato (e quindi conclusosi con l’assoluzione) potrebbe essere invece un inquietante episodio di “Questione Morale”?
Ma se invece l’equazione tra “Questione Morale”  e “Inchieste delle Procure” viene data per scontata, anche solo un episodio di sconfessione dell’ipotesi accusatorio ingenererà sconcerto, malumore, accuse di “combine” e lotte tra poteri, poiché nessuno degli attori in campo vorrà essere indicato come l’affossatore della Questione Morale”.
Insomma, un corto circuito istituzionale, il cui anticipo è quello oggi datoci dalla inchieste incrociate della Procura di Salerno contro quella di Catanzaro e viceversa.
In questa situazione matura la sconfitta di ogni ipotesi di riforma moderna ed attuale del nostro Paese.
Ognuno è chiamato a difendere la propria “coorte” di vassalli, valvassori e valvassini e chi ne è al di fuori non ha alcuna voce in capitolo. A tal proposito mi viene in mente una frase di Andreotti nel corso di una intervista: “ se uno vuole fare carriera in politica deve essere legato ad una cordata, altrimenti è niente...”.
Fuor di metafora: la vera “Questione Morale” sarà affrontata quando si comprenderà che questo Paese ha bisogno anzitutto di liberalizzare i canali di accesso alla Politica e questo si può realizzare in primo luogo solo se i partiti politici sappiano aprire il mercato della contesa politica al loro interno anche a soggetti “esterni”, cioè estranei al loro corpo storico.
Questa è la vera sfida che si trovano dinanzi oggi i partiti politici, sia di destra che di sinistra. Ma non sembra che i loro dirigenti, nella maggioranza, ne siano consapevoli.
Mi sovviene un epitaffio: “...E andarono verso morte consapevole...”.


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permalink | inviato da silvanorissio il 6/12/2008 alle 21:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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