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POLITICA
1 febbraio 2009
SETTIMO TORINESE, un comune della cintura torinese...
Pubblico di seguito integralmente l’intervento fatto Venerdì 30/1 dal sindaco di SettimoTorinese, Aldo Corgiat, in occasione della visita in città del segretario del PD Valter Veltroni.

“Ringraziamo Valter Veltroni per esser qui nella nostra città.
E’ un grande onore innanzitutto e un’opportunità. Ma è soprattutto la dimostrazione che il partito democratico con il suo Segretario vuole stare in mezzo la gente.
Un applauso e un grazie quindi a Valter Veltroni.

Fatemi collocare simbolicamente ad oggi l’inizio della campagna elettorale che ci porterà al rinnovo del nostro consiglio comunale il 6 e il 7 giugno.
Due parole per presentare la nostra città.

Settimo Torinese è una città di lavoratori, una città che ha festeggiato, nel 2008, i 50 anni dal riconoscimento del titolo di città rilasciato dall’allora Presidente della Repubblica Gronchi.
50 anni ci separano da quel boom economico che per Settimo ha voluto dire l’insediamento delle grandi fabbriche. PIRELLI, ma anche FACIS, OREAL, LAVAZZA, FARMITALIA Carlo Erba, acciaierie Lucchini, Cravetto e Ferrero solo per citare i marchi più noti e famosi.
In quegli anni Settimo era considerata, ed era, una città dormitorio dove in pochi anni la popolazione triplicò da 15 a 45 mila abitanti.
Una città con molte emergenze, dove si lavorava in casa a fare penne: tutta la famiglia bambini compresi. Dove si andava a scuola su due turni.
Settimo era una città dove metà popolazione andava fuori alle 5 e l’altra metà rincasava alle 11 dopo i turni di lavoro.
Nonostante questo siamo riusciti a volergli bene, a dargli un’identità.
A costruire una comunità piena di iniziative.

Gabriele Vacis, registra, nostro concittadino, è riuscito a farci un film su questa storia. L’ha chiamato “uno scampolo di paradiso”.
Un film che è stato presentato due mesi fa al Torino Film Festival, e che parte dalla constatazione che Settimo, in questi 50 anni non è diventata una banlieu, una periferia degradata.

Nella nostra città si sta realizzando il più importante investimento industriale oggi attivo in Italia. La Pirelli ha ritirato l’altra settimana i permessi per costruire il nuovo modernissimo impianto industriale che riunificherà i due precedenti stabilimenti realizzati negli anni 50. Oltre 170 milioni di euro di investimento in industria e in ricerca sono una buona notizia.
Stiamo completando il più grande parco dell’area metropolitana torinese collegando la Mandria di Venaria con il parco fluviale del PO.
Nelle prossime settimane avremo le prime anticipazioni di una trasformazione territoriale che abbiamo chiamato Laguna verde per le sue caratteristiche di recupero ambientale su circa un milione di metri quadri con il coinvolgimento dei più grandi nomi dell’architettura internazionale.

Siamo consapevoli che questi episodi non bastano a rassicurare migliaia di persone già oggi coinvolte nella grande crisi che ha investito il mondo. Sono centinaia i lavoratori messi in queste settimane in cassa integrazione, centinaia le famiglie con un reddito dimezzato che già prima faticavano a vivere.

Siamo preoccupati, ma anche convinti che la buona politica può fare molto per risalire la china, per difendere davvero gli interessi dei lavoratori e dei cittadini.

Abbiamo bisogno di una nuova economia che sappia impegnare risorse e investimenti sull’energia rinnovabile e sull’ambiente, sulla qualità delle nostre città e dei servizi, sui trasporti e sull’educazione.
Una nuova economia che guardi lontano, al benessere delle future generazioni e non a rientri del capitale a breve e a brevissimo periodo (per forza di cose fortemente speculativi e portatori di squilibrii enormi).

Vogliamo una politica che nei momenti di bisogno sappia mettersi d’accordo, che si divida sulle soluzioni e non su chi la spara più grossa.
Abbiamo bisogno di una politica che ritorni ad avere il senso delle responsabilità, della moderazione e dell’esempio, che non calpesti i diritti fondamentali delle persone. Una politica che sappia ridiventare autorevole, fermare i fondamentalismi, le derive demagogiche, le scorciatoie che tanto danno hanno già provocato all’Italia.

Abbiamo bisogno di un nuovo inizio, e passatemi il termine, anche di un nuovo ordine fatto di legalità, di tolleranza, di esempi positivi, di diritti ma anche di doveri.

Una buona politica ci può dare molto.

Grazie Veltroni, vogliamo darti, nel nostro piccolo, coraggio e sostegno al tuo nuovo viaggio nelle città d’Italia.
Vogliamo testimoniarti la nostra fiducia a te e al progetto del Partito Democratico quale grande forza di buona politica a sostegno dei lavoratori e dei cittadini italiani.”


POLITICA
29 gennaio 2009
FORMIGONI: da aspirante leader nazionale a guardiano dei KEBAB
Per chi non l'avesse letto, segnalo questa notiziola sul riformista di oggi (pag. 9), intitolata "FORMIGONI E L'ULTIMA CROCIATA DEI LUMBARD, BASTA KEBAB, NOI MANGIAMO PA' E SALAM".
In sintesi: la Regione Lombardia vuole limitare l'apertura di locali etnici nei centri delle città, con un articolo da inserire nel nuovo piano del Territorio in preparazione. Una nuova legge contro l'apertura (e per la chiusura) dei venditori di kebab nei centri storici dei comuni lombardi.
Il ministro  dell'agricoltura Zaia (Lega Nord) difende questa scelta affermando "Non è una battaglia contro qualcosa o qualcuno ma a difesa del nostro territorio e della nostra agricoltura".
Bene! Non ci resta che aspettare una delibera sul "Pranzo Padano" per i bambini delle scuole e poi potremo dire agli abitanti di Parigi, di New York, di Londra che noi, qui nella libera terra di Padania, siamo riusciti ad impedire che, come da loro, vi sia quella incredibile mescolanza etnica che tanto danno ha fatto alle loro economie!. Ma, ahimè!, zoticoni come sono, non cercheranno nemmeno di comprendere cosa gli diremo...
Certo, per un personaggio politico che aveva serie velleità di succedere a Berlusconi quale leader del centrodestra ritrovarsi ora a discutere su Kebab, ristoranti indiani, cinesi, giapponesi e quant'altro mi pare un finale da commedia all'italiana (li ricordate, quei bei film con Totò, Gassman, Sordi, Manfredi, ecc....?).
Sarebbe ora di porre delle parole chiare su migranti e simili, incominciando a spiegare agli italiani che tornare a trenta anni fa è impossibile e sarebbe comunque deleterio. Già, ma chi è politicamente così fortemente intelligente da farlo?
 Buone cose a tutti.



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permalink | inviato da silvanorissio il 29/1/2009 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 gennaio 2009
Ancora sui presunti abusi sessuali alla scuola materna di Rignano Flaminio
Si suole dire che “perseverare è diabolico”. Più semplicemente, mi viene da scrivere che perseverare, in molti casi, è simbolo di straordinaria ottusità.
Questo mi sovveniva mentre sui giornali di ieri leggevo la notizia della chiusura delle indagini preliminari da parte dei PM che si occupano dei presunti abusi sessuali, avvenuti ai danni di alcuni bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio.
Indagini chiuse, stando alle notizie apparse, con l’intenzione di richiedere almeno quattro rinvii a giudizio nei confronti di altrettanti indagati. Tradotto: ciò significa che i PM ritengono di avere elementi validi per sostenere l’accusa nel pubblico dibattimento dinanzi al Tribunale.
Sempre stando alle notizie giornalistiche: tali “validi elementi” starebbero nel fatto che alcuni bambini, ascoltati in presenza di psicologi nel corso di audizioni protette, avrebbero fatto dei nomi, associandoli a comportamenti chiaramente delittuosi nei loro confronti.
Ma l’anomalia di questa inchiesta è già stata rilevata e sottolineata in decisioni sia del Tribunale del Riesame (che annullava le carcerazioni disposte dai PM) che della Corte di Cassazione. Pronunce che hanno smontato  la fondatezza dell'indagine condotta dalla Procura di Tivoli: “Il materiale indiziario emergente dagli atti non integra la soglia di gravità richiesta”.
Non solo, ma le dichiarazioni di bimbi inferiori a cinque anni sono di per sè assolutamente inattendibili. Lo dimostra la migliore scienza. A quell’età un bimbo è facilmente suggestionabile, non distingue il reale dalla fantasia. Tutto ciò è stato rilevato con perizia dalle citate decisioni, censurando in maniera severa il modo con il quale si sono condotte le indagini nel caso di specie, dalle quali null’altro è emerso.
Ma, nonostante tutto questo, si è continuato a fare indagini, a disporre perizie e ad ascoltare i bambini attraverso l'incidente probatorio. Questi si sono trovati sottoposti a lunghi interrogatori e alle prevedibili pressioni dei genitori. E tutto ciò in una età (meno di 5 anni) dove occorrerebbe avere grande prudenza nel decidere qualsiasi azione nei loro confronti. Si rischia di cagionare danni ancora maggiori di quelli cui si vorrebbe ovviare.
Par quasi che l’incapacità di distinguere tra reale ed immaginario non sia solo (come è naturale) dei bimbi, ma anche di tutti quegli adulti che hanno dato sfogo alle loro più recondite paure, spesso generate dall’incapacità di comunicazione e socializzazione.
La cosa più terribile è che tutto ciò si sia travasato nel meccanismo di un procedimento penale e qui abbia trovato la totale incapacità dei protagonisti a por fine ad una vicenda che voleva questi bimbi come vittime e alla fine li avrà: molto probabilmente non di abusi sessuali, ma dell’ottusità di un sistema giudiziario ormai in pieno corto circuito.
Questa era un’indagine che dopo il Pronunciamento della Corte di Cassazione doveva finire e semmai altri organi, primi tra tutti quelli scolastici, dovevano metter in moto una seria discussione per comprendere come, nell’Italia del 2000, possano iniziare processi che paiono generati dall’isteria collettiva, propria di altre epoche.
Un’ultima considerazione si impone: pare che la notizia della chiusura delle indagini preliminari (in gergo tecnico: comunicazione dell’avviso ai sensi dell’art. 415bis c.p.p.) gli indagati ed i loro difensori l’abbiano appresa dalle notizie di stampa, pubblicate prima che a loro tale atto fosse formalmente notificato. Indubbiamente, l’ennesimo episodio di malcostume giudiziario e violazione di quel principio garantistico che in anni lontani è stato alla base delle lotte della migliore cultura democratica del Paese.
Anche per tali motivi urge una seria riforma di tutta la Giustizia. Ma questa è un’altra storia.
C’é solo da sperare una cosa: che se processo vi sarà, questo non sia l’ennesima occasione per un processo mediatico stile “caso Cogne-Franzoni”. Spero che almeno questa volta l’Informazione del nostro Paese (sia televisiva che stampata) sappia dare prova di responsabilità e professionalità, rifiutando la facile ricerca del consenso mediatico. Almeno questo, sarebbe un segnale che qualcuno è in grado a ripensare e meditare sulle proprie azioni...
Buone cose a tutti.

1 gennaio 2009
Israeliani e Palestinesi: i miei dubbi
Anni fa non avevo dubbi. Parteggiavo per la causa palestinese. Oggi piú passa il tempo piú aumentano i dubbi. Il mondo arabo immobile nei suoi regimi, paurosi che una maggiore democratizzazione favorisca l'integralismo islamico. Masse popolari che paiono carne da manovrare in una lotta tutta interna a questo mondo. Il tutto in un quadro di desolazione economica: ma qualcuno si è mai chiesto perchè nei paesi arabi lo sviluppo economico é così in grave ritardo e quel poco che c'è va a beneficio di poche elites? Dall'altro lato c'è Israele, che è una democrazia di stampo occidentale ed ha realizzato importanti successi economici. Un Paese dove esiste un sistema di garanzie, nonché pesi e contrappesi politici sicuramente superiori a quelli del mondo arabo, ma che vive anche una profonda crisi identitaria, manifestata da una crescente frammentazione partitica.
Certo, si deve trattare. Ma gli interlocutori devono essere entrambi affidabili, non applicare la tecnica della dissimulazione.
Per farla breve: in tutti questi anni al mondo arabo-palestinese abbiamo dato (l'Europa e la sinistra in particolare) grandi affidamenti, economici ma anche politici e sociali. Che uso ne hanno fatto? E sullo specifico della Palestina: se è vero (ma era poi così o frutto di una abile dissimulazione?) che i Palestinesi rapprenta(vano) l'elites culturale del mondo arabo, perchè quei territori sono caratterrizati da divergenze sociali ed economiche profonde? E' tutta colpa di Israele? Eppure oggi i territori palestinesi sono governati da questi.
Insomma, penso che non si possano più rilasciare cambiali in bianco e un ripensamento si imponga.
27 dicembre 2008
Ancora un incidente mortale sulle piste da sci: cosa fare?
Il drammatico incidente mortale avvenuto ad Obereggen in Alto Adige ripropone il tema della sicurezza sulle piste da sci.
La legge n. 363/2003 ha disciplinato per la prima volta tale pratica, ha dettato regole per la sicurezza degli impianti e delle piste e un decalogo di comportamento per lo sciatore.
Tutto ciò non ha impedito che aumentasse il numero di incidenti cagionati da scontri tra sciatori.
Legge inadeguata? Non penso, è che ad essa dovevano seguire atti concreti di applicazione e questi sono stati scarsi.
Dobbiamo distinguere tra due aspetti in materia di sicurezza: uno riguarda gli impianti e le piste; l’altro il comportamento degli sciatori.
Mentre sul primo possiamo attingere al patrimonio di conoscenze e applicazioni in materia antiinfortunistica, sul secondo siamo ancora all’anno zero.
E non è un caso che l’aumento di incidenti derivi da comportamenti imprudenti degli sciatori.
Lo sci è ormai una pratica di massa, con materiali sempre più performanti. L’accesso alle piste è consentito a chiunque e, anche se la citata legge impone l’apposizione di segnaletica indicante il grado di difficoltà di ogni pista, questa rimane una indicazione la cui interpretazione e rimessa alla buona volontà degli sciatori.
Troppo spesso ho visto improbabili “sciatori” avventurarsi su piste “nere” e bloccarsi in presenza di dossi con pendenze che richiedono esperienza.
Troppo spesso però ho anche visto piste in condizione di neve “difficile” (ghiacciate o altro), senza che questo sia segnalato.
Da anni ormai evito di sciare la domenica e specialmente nelle festività natalizie: non solo per le code che si formano all’accesso agli impianti, quanto per il sovraffollamento che le piste presentano. Penso si possa dire che in troppi casi il numero di persone presenti su una pista è superiore alla capacità della medesima di contenere le persone per una discesa “in sicurezza”. Ma vallo a dire ai gestori degli impianti: il numero massimo di presenze è un concetto loro sconosciuto.
Tuttavia la tragedia dell’Obereggen fa emergere un altro problema: essa è avvenuta su una pista con poche presenze, quindi una situazione ideale per chi cerca discese tranquille e prive di rischi.
E qui c’è il problema della capacità di sciare: troppi la confondono con la velocità. Non è così. Saper sciare significa anzitutto controllare gli sci, decidere dove e come andare, quando e come fermarsi.
Il Centro di Addestramento Alpino della Polizia di Stato di Moena ha indicato 12 semplici regole, queste:
 1. Rispetta gli altri. Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo la persona altrui o provocare danno.
2. Padronanza della velocità e del comportamento. Ogni sciatore deve tenere una velocità ed un comportamento adeguati alla propria capacità nonché alle condizioni generali e meteorologiche.
 3. Scelta della direzione. Lo sciatore a monte il quale, per posizione dominante, ha la possibilità di scelta del percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle.
4. Sorpasso. Il sorpasso può essere effettuato tanto a monte che a valle, sulla destra o sulla sinistra, ma sempre a una distanza di sicurezza tale da consentire le evoluzioni dello sciatore sorpassato.
5. Attraversamento e incrocio. Lo sciatore che si immette su una pista o riparte dopo la sosta, deve assicurarsi, mediante controllo visivo a monte e a valle di poterlo fare senza pericolo per sé e per gli altri. Negli incroci devono dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo le indicazioni della segnaletica.
6. Sosta. Lo sciatore deve evitare di fermarsi al centro della pista ed in special modo nei passaggi obbligati o senza visibilità. La sosta si può effettuare solo a bordo pista. In caso di caduta lo sciatore deve sgombrare la pista al pi più presto possibile.
7. Salita. E' vietato percorrere a piedi le piste da sci salvo i casi di urgente necessità, avendo cura di evitare rischi per la sicurezza degli sciatori.
 8. Rispetto della segnaletica. Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica sulle piste.
9. In caso di incidente. Chiunque deve prestarsi per il soccorso e segnalare con mezzi idonei la presenza dell'infortunato.
10. Identificazione. Chiunque sia coinvolto in un incidente o ne sia testimone è tenuto a dare le proprie generalità.
11. Attrezzatura e impianti. Obbligo di dare la precedenza ai mezzi meccanici di soccorso e manutenzione.
12. Obbligo del Casco protettivo. Nella pratica dello sci alpino e dello snowboard è fatto obbligo per i minori di anni 14 dell'uso del casco protettivo.


Vorrei porre l’attenzione sulla regola 3 e 4: la loro interpretazione importa che, in certe condizioni, chi stà a monte non può sorpassare, poiché qualsiasi azione di sorpasso è insicura. E posso assicurarvi che non si tratta di casi sporadici, ma frequenti in realtà. E’ una situazione che si presenta molte volte, specie quando vi sono dei restringimenti, dei canaloni, o presenza di gruppi di persone ferme o situazioni di neve non ottimale. Personalmente mi capita spesso di mettermi “in coda” (se non di fermarmi in attesa che  a valle si sblocchi l'ingorgo) e puntualmente vedo sfrecciare alla mia destra e alla mia sinistra altrettanti sciatori che non sanno cosa voglia dire fermarsi o rallentare...

Ma i controlli chi li fa? Al solito, spetta a Polizia, Carabinieri, Polizia Locale, Corpo Forestale. Solo questi possono erogare sanzioni ai sensi della L. 363/2003. Ma in giro se ne vedono pochini, del resto già mancano altrove (strade, città, ecc. ecc.)....
I problemi sono quindi di tre tipi: occorre una maggiore responsabilizzazione delle società di gestione, magari statuendo anche la possibilità che controlli e sanzioni possano essere fatti da loro personale debitamente addestrato e abilitato, sanzionando quelle società che non vi provvedono; al tempo stesso è necessario investire su una forte campagna preventiva di sensibilizzazione ad un comportamento corretto, magari coinvolgendo anche i maestri di sci e le guide alpine. E, come sempre in casi del genere, il primo passo andrebbe fatto nelle scuole, tra i giovani.
Tutto ciò ha un costo, ma non credo che, dinanzi ad una precisa volontà amministrativa in tal senso, sia impossibile far convergere risorse non solo pubbliche ma anche private. Del resto il costo sociale della inosservanza delle regole sta’ divenendo, nel nostro Paese, troppo alto.
E’ bene incominciare  a voltare pagina.


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permalink | inviato da silvanorissio il 27/12/2008 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
6 dicembre 2008
Di nuovo la "Questione Morale"...
C’è una questione che mi lascia perplesso: la “Questione Morale” esce calendarizzata sui quotidiani in base alle notizie su indagini avviate dalle Procure.
Se non vi sono notizie di indagini non se ne parla.
Eppure penso che dovrebbero essere cose distinte.
Anzitutto, dovremo metterci d’accordo su cosa si intende dire con il termine “Questione Morale”. Io penso che dovrebbe riguardare il problema dell’etica quale valore nell’azione dei pubblici amministratori eletti con voto popolare.
Le indagine svolte dalle Procure sono altra cosa: dal punto di vista teorico e scolastico si tratta di indagini svolte sulla base di notizie di reato pervenute alle Procure (e non da queste ricercate); compito di queste ultime è verificare se sono state realizzate figure “tipiche” di reato, cioè previste preventivamente ed in astratto dal legislatore. Se la Procura ritiene che il materiale raccolto possa avvalorare tale ipotesi, lo sottopone al vaglio di un Giudice nel contraddittorio con la persona “imputata”, che a sua volta potrà sottoporre al Giudice altro materiale a sostegno della propria tesi. Il Giudice decide, dopo un procedimento (il Processo) scandito da regole poste per garantirne sia l’imparzialità che il diritto delle parti di agire in propria difesa.
Questo è il Processo penale in uno Stato di Diritto. In Teoria.
Se così è, si comprende come vi possa essere una “Questione Morale” senza esservi illecito penale e viceversa. Si tratta di canali diversi.
Tuttavia in Italia non è più così, da troppo tempo ormai.
Processo Penale e “Questione Morale” si sono intrecciate e confuse, al punto che oggi pare rivoluzionario ed innovativo affermare quello che una volta era il primo concetto appreso da uno studente universitario alle prese con lo studio del processo, sia civile che penale: il Processo serve a ricostruire la verità processuale, cioè quella che risulta in base all’applicazione delle regole di presentazione, interpretazione e valutazione dei fatti presentati al Giudizio del Giudice, ovvero interpretazione e valutazione della prova fornita. Altra cosa la verità storica.
Oggi nessuno ricorda più tale fondamentale distinzione.
Non solo: il Processo, così come appare sui media, è solo l’indagine avviata dalla Procura. La fase del dibattimento, cioè della sottoposizione al Giudice del materiale raccolto, non esiste, sparita.
Debbo osservare che questo è un fenomeno tipicamente nostrano. In altri Paesi le notizie di indagine escono solitamente quando queste giungono al momento del vaglio del Giudice, nel rispetto del principio del contraddittorio.
Pongo una domanda: quante delle indagini di ogni genere e tipo che vengono quotidianamente strombazzate in prima pagina dai media giungono poi al termine del Processo con la piena conferma della tesi accusatoria? Sarebbe materia di una interessante analisi statistica, chissà che prima o poi qualcuno non ci pensi.
Come avvocato, troppo spesso ho visto ipotesi nate come certe divenire poi altro nel corso del Processo: ciò non è negativo, fa parte delle regole processuali.
Per venire all’attualità: Le inchieste condotte dalle Procure ed oggi strombazzate dai media reggeranno tutte al vaglio di un processo?
E siamo proprio sicuri che un caso concretante un reato concreti necessariamente anche un episodio di “Questione Morale”? O, viceversa, un caso non concretante reato (e quindi conclusosi con l’assoluzione) potrebbe essere invece un inquietante episodio di “Questione Morale”?
Ma se invece l’equazione tra “Questione Morale”  e “Inchieste delle Procure” viene data per scontata, anche solo un episodio di sconfessione dell’ipotesi accusatorio ingenererà sconcerto, malumore, accuse di “combine” e lotte tra poteri, poiché nessuno degli attori in campo vorrà essere indicato come l’affossatore della Questione Morale”.
Insomma, un corto circuito istituzionale, il cui anticipo è quello oggi datoci dalla inchieste incrociate della Procura di Salerno contro quella di Catanzaro e viceversa.
In questa situazione matura la sconfitta di ogni ipotesi di riforma moderna ed attuale del nostro Paese.
Ognuno è chiamato a difendere la propria “coorte” di vassalli, valvassori e valvassini e chi ne è al di fuori non ha alcuna voce in capitolo. A tal proposito mi viene in mente una frase di Andreotti nel corso di una intervista: “ se uno vuole fare carriera in politica deve essere legato ad una cordata, altrimenti è niente...”.
Fuor di metafora: la vera “Questione Morale” sarà affrontata quando si comprenderà che questo Paese ha bisogno anzitutto di liberalizzare i canali di accesso alla Politica e questo si può realizzare in primo luogo solo se i partiti politici sappiano aprire il mercato della contesa politica al loro interno anche a soggetti “esterni”, cioè estranei al loro corpo storico.
Questa è la vera sfida che si trovano dinanzi oggi i partiti politici, sia di destra che di sinistra. Ma non sembra che i loro dirigenti, nella maggioranza, ne siano consapevoli.
Mi sovviene un epitaffio: “...E andarono verso morte consapevole...”.


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POLITICA
2 dicembre 2008
PD del Nord? A proposito dell’intervista di Chiamparino sull’Unità del 2/12/08.
Il punto di forza del ragionamento di Chiamparino mi pare sia l’idea di contrastare la Lega sul suo territorio, ma con un sistema di valori diverso, opposto al loro. Forse insistere sul diverso sistema di valori è la chiave per evitare di scimmiottare quell’essere “partito territoriale” che è proprio della Lega e che come tale pone in secondo piano i problemi di compatibilità nazionale che invece sussistono per gli altri partiti, consentendogli una spiccata rapidità nel posizionarsi sui temi di attualità.
Del resto il nostro Paese non è mai stato abituato ad avere tra gli attori politici un “partito territoriale”, come invece altrove (v.si post del 20/4/08).
Quest’ultimo è anche uno (ma non il solo) dei motivi per cui la vera natura di “partito territoriale” della Lega non sia stata ancora del tutto compresa all’interno della sinistra riformista e non.
Ben venga quindi la riapertura del dibattito sul TERRITORIO quale elemento essenziale all’affermazione di un soggetto politico. Poiché questo mi pare un tema alquanto dimenticato dal PD s’in dalla sua nascita e gli anni di opposizione che si paventano dinanzi  a questa nuova forza politica penso debbano servire per risolvere tale questione.
Quindi, non solo parole...



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POLITICA
28 giugno 2008
Campagna anti-ROM e comunicati dell'ANM
Questo devo segnalarlo: è il bel post di oggi di Luca Sofri sul suo blog, avente ad oggetto la campagna giornalistica anti-ROM e le prese di posizioni dell'Associazione Nazionale Magistrati.
Anzi, mi scusi l'autore, ma lo riporto integralmente di seguito, sarebbe ora che si iniziasse a ragionare e riflettere sui temi sollevati:


    "Ok, è passata una settimana e nessuno ha chiesto all’Associazione Nazionale Magistrati di motivare la scelta come reato comune ed esemplare nel suo argomentare contro Berlusconi del caso della “zingarella che rapisce un bambino”.

Siccome non voglio lasciare niente per scontato, lo spiegherò nella sua banale ovvietà. Esiste in Italia di recente un atteggiamento razzista e che incita alle peggiori infamie (vedi rogo di Ponticelli) nei confronti dei rom. Questo atteggiamento è stato esaltato in questi mesi da alcuni giornali “democratici” più ancora che dalla politica leghista o dall’ignoranza popolare. Soprattutto con la ridiffusione della vecchia leggenda - già usata a suo tempo con altre minoranze perseguitate - degli zingari che ruberebbero i bambini.

Ci sono stati almeno due casi raccontati in questi termini da giornali e televisioni, che si sono dimostrati - se non palesemente falsi - molto probabilmente dubbi. Ma nessun giornale e televisione è tornato sul caso per raccontare questi dubbi, o queste falsità. Nessuno si è fatto attrarre - non dico dall’etica dell’informazione corretta e della ricerca della verità - ma nemmeno dal cinismo dello scoop, dalla chance di fare un titolo che dicesse “Non era vero!”.

Bene, in questo quadro arrivano quelli che frequentano la giustizia e i suoi casi, quelli che conoscono i reati e le loro occorrenze, arriva insomma l’Associazionenazionalemagistrati - che mai si era spesa sulla questione - e per combattere una battaglia che le è invece cara, enuncia tutta una serie di reati che una nuova legge potrebbe rendere non perseguibili. E tra questi c’è la “zingarella che rapisce un bambino” (si noti la scompostezza della formulazione che addirittura attribuisce l’abitudine di rubare bambini agli zingari bambini: la zingarella).

A conferma dello spirito totalmente acritico con cui la stampa raccoglie queste ed altre sciocchezze, l’esempio dell’ANM comincia a essere copiato e incollato nei telegiornali e sui giornali. La “zingarella che rapisce un bambino” entra ufficialmente nella casistica dei reati frequenti in Italia. Non un giornale solleva il dito per chiedere all’ANM - intangibili paladini della guerra santa antiberlusconiana - ragione di un simile “svarione”. Nessuno che suggerisca di dire “scusate, è stato un esempio sfortunato”, almeno.

I rom italiani - e noialtri persone normali con loro - si trovano quindi in un paese che li addita come ladri di bambini non per voce di una retrograda minoranza di razzismo ignorante annidato nelle valli leghiste del nord, ma della magistratura e del giornalismo italiani, quelli che poi ci diciamo sono le sentinelle della legalità e della verità.

Chiedere le dimissioni è un’usanza inflazionata e spesso pretestuosa, in Italia. Cosa mi aspettavo dai giornali, l’ho già scritto tempo fa, ho smesso di aspettarmelo e il silenzio sulla battuta dell’ANM conferma il mio disincanto. E che dentro l’ANM nessuno abbia pensato di dire “scusate, un errore”, conferma dei pensieri sulla presunzione granitica di quella corporazione - al di là delle qualità individuali di alcuni - che ho da parecchio.

Così stiamo messi."


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ECONOMIA
25 giugno 2008
L'EFFICACE FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA GIUSTIZIA E' UN FATTORE DI CRESCITA ECONOMICA DI UN PAESE
In uno studio presentato nei giorni scorsi preso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Roma Tre il prof. Robert Cooter (Università della California)  ha sostenuto l'esistenza di  una stretta correlazione tra buon funzionamento del sistema giudiziario, rispetto della regola ed efficacia di questa (rule of law) con la crescita economica di un Paese.
In sintesi: tutti i  Paesi ricchi presentano un punteggio elevato nell'indice della  rule of law, mentre dall'altra parte non vi è storicamente alcun esempio di un Paese che abbia raggiunto elevati livelli di sviluppo e di ricchezza senza un sistema giudiziario ben funzionante. L'Italia e la Grecia sono gli unici, tra  quelli sviluppati, ad avere un basso indice di osservanza della rule of law.
Per saperne di più, leggete la bella sintesi effettuata nell'articolo di Giulio Napolitano e Andrea Zoppini sul SOLE 24 Ore del 20/6/08, cliccando qui >>>.

Argomento interessante, al cui confronto quanto stà accadendo in questi giorni nel mondo politico italiano  in tema di giustizia, (scontro Berlusconi-giudici, girotondi, accuse di giustizialismo, leggi ad-personam, esercito nelle strade, ecc. ecc) appare sempre più come un teatrino incapace di affrontare i veri mali del nostro Sistema Giustizia.
Ma ne parleremo in un prossimo post.




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SPORT
22 giugno 2008
SPAGNA BATTE ITALIA ANCHE NEL CALCIO
E' appena finita la partita Italia-Spagna degli Europei di Cacio: la Spagna è finalmente riuscita a battere l'Italia ed accedere per la prima volta nella sua storia alle semifinali di una competizione internazionale, l'Italia torna a casa: è giusto cosi, dove altro poteva andare una nazionale che in quattro partite non riesce a segnare neanche un gol su azione e l'unica "strategia" di attacco era quella di cercare la testa di Toni?
Pareva quasi lo specchio di questo nostro sparuto Paese, ed infatti sempre Italia era.
OK, ricominciamo da zero.
Buone cose a tutti.


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permalink | inviato da silvanorissio il 22/6/2008 alle 23:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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