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Israeliani e Palestinesi: i miei dubbi

Anni fa non avevo dubbi. Parteggiavo per la causa palestinese. Oggi piú passa il tempo piú aumentano i dubbi. Il mondo arabo immobile nei suoi regimi, paurosi che una maggiore democratizzazione favorisca l'integralismo islamico. Masse popolari che paiono carne da manovrare in una lotta tutta interna a questo mondo. Il tutto in un quadro di desolazione economica: ma qualcuno si è mai chiesto perchè nei paesi arabi lo sviluppo economico é così in grave ritardo e quel poco che c'è va a beneficio di poche elites? Dall'altro lato c'è Israele, che è una democrazia di stampo occidentale ed ha realizzato importanti successi economici. Un Paese dove esiste un sistema di garanzie, nonché pesi e contrappesi politici sicuramente superiori a quelli del mondo arabo, ma che vive anche una profonda crisi identitaria, manifestata da una crescente frammentazione partitica.
Certo, si deve trattare. Ma gli interlocutori devono essere entrambi affidabili, non applicare la tecnica della dissimulazione.
Per farla breve: in tutti questi anni al mondo arabo-palestinese abbiamo dato (l'Europa e la sinistra in particolare) grandi affidamenti, economici ma anche politici e sociali. Che uso ne hanno fatto? E sullo specifico della Palestina: se è vero (ma era poi così o frutto di una abile dissimulazione?) che i Palestinesi rapprenta(vano) l'elites culturale del mondo arabo, perchè quei territori sono caratterrizati da divergenze sociali ed economiche profonde? E' tutta colpa di Israele? Eppure oggi i territori palestinesi sono governati da questi.
Insomma, penso che non si possano più rilasciare cambiali in bianco e un ripensamento si imponga.

Pubblicato il 1/1/2009 alle 12.7 nella rubrica Diario.

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