Blog: http://pinocchio.ilcannocchiale.it

Ancora sui presunti abusi sessuali alla scuola materna di Rignano Flaminio

Si suole dire che “perseverare è diabolico”. Più semplicemente, mi viene da scrivere che perseverare, in molti casi, è simbolo di straordinaria ottusità.
Questo mi sovveniva mentre sui giornali di ieri leggevo la notizia della chiusura delle indagini preliminari da parte dei PM che si occupano dei presunti abusi sessuali, avvenuti ai danni di alcuni bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio.
Indagini chiuse, stando alle notizie apparse, con l’intenzione di richiedere almeno quattro rinvii a giudizio nei confronti di altrettanti indagati. Tradotto: ciò significa che i PM ritengono di avere elementi validi per sostenere l’accusa nel pubblico dibattimento dinanzi al Tribunale.
Sempre stando alle notizie giornalistiche: tali “validi elementi” starebbero nel fatto che alcuni bambini, ascoltati in presenza di psicologi nel corso di audizioni protette, avrebbero fatto dei nomi, associandoli a comportamenti chiaramente delittuosi nei loro confronti.
Ma l’anomalia di questa inchiesta è già stata rilevata e sottolineata in decisioni sia del Tribunale del Riesame (che annullava le carcerazioni disposte dai PM) che della Corte di Cassazione. Pronunce che hanno smontato  la fondatezza dell'indagine condotta dalla Procura di Tivoli: “Il materiale indiziario emergente dagli atti non integra la soglia di gravità richiesta”.
Non solo, ma le dichiarazioni di bimbi inferiori a cinque anni sono di per sè assolutamente inattendibili. Lo dimostra la migliore scienza. A quell’età un bimbo è facilmente suggestionabile, non distingue il reale dalla fantasia. Tutto ciò è stato rilevato con perizia dalle citate decisioni, censurando in maniera severa il modo con il quale si sono condotte le indagini nel caso di specie, dalle quali null’altro è emerso.
Ma, nonostante tutto questo, si è continuato a fare indagini, a disporre perizie e ad ascoltare i bambini attraverso l'incidente probatorio. Questi si sono trovati sottoposti a lunghi interrogatori e alle prevedibili pressioni dei genitori. E tutto ciò in una età (meno di 5 anni) dove occorrerebbe avere grande prudenza nel decidere qualsiasi azione nei loro confronti. Si rischia di cagionare danni ancora maggiori di quelli cui si vorrebbe ovviare.
Par quasi che l’incapacità di distinguere tra reale ed immaginario non sia solo (come è naturale) dei bimbi, ma anche di tutti quegli adulti che hanno dato sfogo alle loro più recondite paure, spesso generate dall’incapacità di comunicazione e socializzazione.
La cosa più terribile è che tutto ciò si sia travasato nel meccanismo di un procedimento penale e qui abbia trovato la totale incapacità dei protagonisti a por fine ad una vicenda che voleva questi bimbi come vittime e alla fine li avrà: molto probabilmente non di abusi sessuali, ma dell’ottusità di un sistema giudiziario ormai in pieno corto circuito.
Questa era un’indagine che dopo il Pronunciamento della Corte di Cassazione doveva finire e semmai altri organi, primi tra tutti quelli scolastici, dovevano metter in moto una seria discussione per comprendere come, nell’Italia del 2000, possano iniziare processi che paiono generati dall’isteria collettiva, propria di altre epoche.
Un’ultima considerazione si impone: pare che la notizia della chiusura delle indagini preliminari (in gergo tecnico: comunicazione dell’avviso ai sensi dell’art. 415bis c.p.p.) gli indagati ed i loro difensori l’abbiano appresa dalle notizie di stampa, pubblicate prima che a loro tale atto fosse formalmente notificato. Indubbiamente, l’ennesimo episodio di malcostume giudiziario e violazione di quel principio garantistico che in anni lontani è stato alla base delle lotte della migliore cultura democratica del Paese.
Anche per tali motivi urge una seria riforma di tutta la Giustizia. Ma questa è un’altra storia.
C’é solo da sperare una cosa: che se processo vi sarà, questo non sia l’ennesima occasione per un processo mediatico stile “caso Cogne-Franzoni”. Spero che almeno questa volta l’Informazione del nostro Paese (sia televisiva che stampata) sappia dare prova di responsabilità e professionalità, rifiutando la facile ricerca del consenso mediatico. Almeno questo, sarebbe un segnale che qualcuno è in grado a ripensare e meditare sulle proprie azioni...
Buone cose a tutti.

Pubblicato il 7/1/2009 alle 21.40 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web